Raggiunggi la Calabria

13 gennaio 2010

Trasporto aereo

Aeroporto dello Stretto, Reggio Calabria
Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme
Aeroporto S. Anna di Crotone
Aeroporto S. Anna Crotone
Aeroporto dello Stretto, Reggio Calabria
Aeroporto dello Stretto Reggio Calabria

Porti

Porto di Reggio Calabria
Porto di Reggio Calabria
Il porto di Reggio Calabria assicura in solo 20 minuti collegamenti con la città di Messina, e circa in ore con le isole Eolie . E’ anche attiva una linea che assicura il collegamento con Malta per il trasporto di automezzi e passeggeri.
Porto di Vibo Valentia
Porto di Vibo Valentia
Il porto di Vibo Valentia assicura collegamenti stagionali con le isole Eolie, è inoltre un porto peschereccio molto attivo, con disponibilità continua di pesce fresco appena pescato.
Porto di Crotone
Porto di Crotone
Il porto di Crotone è dotato di una darsena che dispone di 190 posti barca.
Porto di Villa S. Giovanni
Porto di Villa S. Giovanni
Il porto di Villa S. Giovanni gestisce il traffico marittimo tra la regione Calabria e quella della Sicilia, assicurando il trasbordo di treni ed auto verso la costa siciliana.
Porticcioli turistici sono presenti nella costa tirrenica a: Bagnara, Cetraro, Diamante, Tropea, Scilla.
Sulla costa ionica troviamo i porti turistici di Cariati Marina, Catanzaro Lido, Le Castella, Roccella, Saline Ioniche.

Trasporto ferroviario

Amantea Campora San Giovanni-Serra Aiello-Aiello
Bagnara Solano
Bovalino Platì
Castiglione Cosentino Arcavacata-Università della Calabria
Catanzaro Lido Amaroni-Andali-Girifalco-Palermiti
Cosenza Aeroporto di Lamezia Terme-Altilia-Aprigliano-Belsito-Camigliatello-Carpanzano-Celico
Cosenza Donnici-Lappano-Pedace-Piano Lago-Pietrafitta-Rovito-Spezzano della Sila
Crotone Le Castella-Rocca di Neto-San Giovanni in Fiore
Gioia Tauro Taurianova-Cittanova-Polistena-Cinquefronti
Gioia Tauro Palmi città
Guardia Piemontese Terme San Fili
Palmi Palmi città
Reggio Calabria centrale Laganadi-Sant’Alessio-Santo Stefano-Gambarie
Reggio Calabria centrale Cataforio-San Salvatore-Cardeto
Rosarno Mammola-Gioiosa
Rossano Castrovillari
Saline di Reggio Fossato Ionico
Vibo Valenzia-Pizzo Vibo Valenzia
Vibo Valenzia-Pizzo Filogaso-Stefanaconi

Calabria in natura

13 gennaio 2010

ages copiaLa Reggione

Natura

La struttura morfologica della Calabria è in qualche modo complessa. La maggior parte delle montagne sono catene e gruppi isolati, separati da grandi valli o colline. Il massiccio del Pollino culmina con il monte Serra Dolcedorme (2.267 metri), che si trova al confine con la Basilicata; le sue pendici ed il relativo contorno si allungano verso sud-ovest fino al Passo dello Scalone (740 metri) dove l’estremità degli Appennini Lucani si unisce agli Appennini Calabresi, dando inizio alla catena costiera di Paola, proseguendo poi fino alle estensioni più basse del fiume Savuto, fra il litorale dentellato del Tirreno ed la valle del Crati . Questo fiume divide la catena Costiera dalla Sila, grande zona montagnosa, che culmina con il monte Botte Donato (1.928 metri).
La Sila termina verso sud, affacciandosi sui golfi di Sant’Eufemia e di Squillace, nell’istmo di Marcellinara, oltre il quale iniziano le Serre Vibonesi, due serie di montagne che si allungano verso sud-ovest unendosi, poi, all’ Aspromonte. Sul versante tirrenico, si erge il gruppo granitico del monte Poro (710 metri), isolato, fra i golfi di Sant’Eufemia e Gioia Tauro. Continuando a scendere verso Sud, inizia l’Aspromonte, la cui vetta più alta è il Montalto (1.955 metri).
In virtù della forma allungata della regione e delle catene montagnose, i fiumi, con l’eccezione del Crati e del Neto, non sono particolarmente grandi. I laghi principali ( tutti artificiali ) sono il Cecita, l’Arvo e l’Ampollino, e si trovano tutti nel massiccio della Sila. Nelle zone litoranee, il clima è mediterraneo, con inverni, generalmente, non molto piovosi e con estati asciutte, calde, ed eccezionalmente, torride. Il clima, addentrandosi verso l’interno, diventa progressivamente più continentale, specialmente sulle montagne. Le piogge sono spesso abbondanti, specialmente sulla costiera tirrenica, ma sono più scarse a bassa quota e sulle aree litoranee.
La Calabria è la regione più boscosa in Italia (circa il 29 % della superficie). I boschi di castagno iniziano a 700-800 metri e proseguono fino a 1.200 metri., dove inizia la presenza del faggio, che porta ai boschi di conifere, con i pini e gli abeti rossi. La protezione dell’ambiente caratteristico delle regioni montagnose calabresi è iniziata con l’istituzione del Parco Nazionale della Sila , vasta area di circa 17.000 ettari che include la Sila Grande in provincia di Cosenza e la Sila Piccola nella provincia di Catanzaro e del Parco Nazionale dell’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria. Grandi foreste avvolgono i fianchi delle montagne, principalmente costituite da pini della Sila, alberi eleganti che danno al paesaggio un’aria nordica. Questi sono fiancheggiati dalle boschi di faggio. In alcune zone indisturbate, è presente il pino silvestre. Di interesse particolare sono un gruppo conosciuto come “i giganti del Sila”, circa quaranta alberi alti oltre 50 metri e con circonferenza del tronco, alla base, superiore a due metri, questi si trovano nel bosco di Fallistro, vicino a Camigliatello Silano. Le specie più interessanti di fauna selvatica presente sono cervo , capriolo, cinghiale, gatto selvatico, lontra, martora e scoiattolo nero. L’osservazione degli uccelli permette la visione del picchio nero, dell’aquila del Bonelli, del falco pellegrino, del gufo, della civetta e di tanti altri volatili. Un ambiente caratteristico della montagna è quello del Pollino, il cui fianco sud si trova in Calabria. Maestosi boschi di pinus leucodermis, di alto interesse naturale e scientifico, si sviluppano sulle formazioni geologiche calcaree, mentre il faggio è l’albero più comune sui pendii della montagna. Alcune delle caratteristiche più attraenti e meno conosciute del massiccio sono dal lato calabrese: le gole del fiume Raganello, l’abisso del Bifurto, profondo ben 683 metri e la grotta delle Ninfe, celebrata dai romani e dai sibariti per le sorgenti termali solforose. Secondo un’antica leggenda in quest’antro era custodito il talamo della mitica Calipso.
Di valore e di interesse eccezionale, è l’estuario del fiume Neto, una delle poche estensioni del litorale ionico che, comunque sfruttato dagli speculatori, è riuscito miracolosamente a salvarsi dal disatro ambientale ed ecologico . Queste eccezionali ed importanti paludi, ancora parzialmente inesplorate, sono ricche di fauna selvatica protetta e ricche di pianta. La vegetazione è lussureggiante, rigogliosa e folta, con fiori splendidi ed alberi di tamaricio, pioppo, salice, ontani, che si fondono spesso in un groviglio difficilmente penetrabile.

Il peperoncino Calabrese

7 gennaio 2010

peperoncino 2Parlare della Calabria e della sua cultura gastronomica, ci porta con il pensiero direttamente al peperoncino. Nella cucina calabrese è raro trovare un piatto, fresco o conservato, in cui non appaia, il peperoncino fresco o essiccato e poi macinato, in dosi modiche o esagerate è sempre presente.

La Calabria e infatti la regione che in Italia consuma più peperoncino ed e anche la regione dove la fantasia dei produttori si è sbizzarrita nella creazione di prodotti che si intrecciano e si sovrappongono con quelli della tradizione. Il peperoncino piccante, Capsicum frutescens, e un arbusto che cresce molto facilmente nelle regioni tropicali. Produce frutti di forma allungata o arrotondata che diventano rossi maturando, ma non si addolciscono mai, al contrario dei frutti del Capsicum annum, ossia il peperone.

Il primo a parlarne fu Cristoforo Colombo nel suo diario descrivendo 1’isola di Hispanola nel 1493; e molto probabilmente le isole caraibiche furono la zona originaria di tutte le varietà di peperoncino diversificate dopo la colonizzazione delle Americhe. Il chili messicano veniva già coltivato prima dai Toltechi e poi dagli Aztechi, e successivamente spagnoli e portoghesi fecero conoscere molto rapidamente il peperoncino nel Vecchio Mondo. Ma mentre gli europei, dal palato sensibile, si mostrarono piuttosto diffidenti nei confronti di una spezie che incendiava la bocca , gli africani, gli arabi e gli asiatici la accolsero come una vera e propria rivelazione.

piccantinoGià sul finire del XVII secolo numerosi viaggiatori stranieri che visitarono la Calabria scrissero dell’uso tipico del peperoncino nell’alimentazione ed alcuni ipotizzarono allora che il piccolo frutto piccante fosse stato importato in questa regione dai Saraceni. In ogni caso le popolazioni calabresi fin dal principio ne apprezzarono le qualità disinfettanti, il presunto potere afrodisiaco e di longevità, ma prevalente è usato nella conservazione degli alimenti, soprattutto della carne, come dimostra chiaramente la ”Statistica Murattiana”, la prima indagine seria e metodica fatta sul Mezzogiorno.

peperoncini farcitiI calabresi sono maestri nella produzione di salumi: salsiccia, soppressata, capicolli, che vengono lavorati in tutta la regione, ma la regina incontrastata del piccante è la “nduja” originaria di Spilinga, in provincia di Vibo Valentia. Il suo nome è etimologicamente legato al salame di trippa francese (andouille), ma fu introdotta dagli Spagnoli all’inizio del ’600. L’impasto di ogni chilo di carne di maiale esige almeno 200 grammi di peperoncino e lo si consuma spalmato sul pane tostato, sulla tipica “pitta”, sugli spaghetti, sulla pizza, addirittura c’e chi la mette sulle uova al tegamino. Catanzaro è la patria di un’altra specialità infuocata, il “morsello”, così di tipico, che nelle città limitrofe diventa difficile trovarlo. Viene preparato con tutte le interiora di vitello escluso il fegato, cotto per due ore; la preparazione avveniva all’alba perché era tradizione consumare il morsello nelle “putiche” già dalle 8 di mattino assieme a un bicchiere di rosso perché, come dice la tradizione, “cu mangia i bon’ura, cu nu pugnu scascia nu muru” ovvero “chi mangia di buon ora, con un pugno sbriciola un muro”. Dalla carne passiamo al pesce dove il prodotto più tipico è la mustica sulla costa ionica; e fuori dalla Calabria “caviale del Sud”, in realtà è la sardella neonata, salata cruda con molto peperoncino. Mario Soldati l’ha descritta: “La sardella si presenta come una pasta omogenea che si mangia sul pane o meglio usando una sfoglia di cipolla dopo l’altra come un grosso cucchiaio”.

Accanto ai prodotti tradizionali, oggi si fabbricano numerosi alimenti a base di peperoncino, come le paste, la grappa, addirittura le confetture ed il gelato, quasi a voler significare che questo piccolo, ma potente frutto, costituisce parte integrante della identità della Calabria.

Dove siamo

31 dicembre 2009

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